Esercizi autovalutazione settimana #08



Intervallo di confidenza sulla proporzione e verifica di ipotesi

Per un campione i.i.d. da \(\mathcal{N}(\mu, \sigma^2)\) con \(\sigma^2\) nota, come si costruisce l’intervallo di confidenza unilaterale superiore al livello \((1-\alpha)\) per \(\mu\), e in cosa differisce da quello bilaterale?

Nell’IC bilaterale si distribuisce la probabilità di errore \(\alpha\) equamente sui due lati (\(\alpha/2\) per coda), usando il quantile \(z_{\alpha/2}\). Nell’IC unilaterale superiore si vuole solo garantire \(P(\mu \leq \bar{X}_n + c) = 1-\alpha\): tutta la probabilità \(\alpha\) va sulla coda sinistra, quindi si usa il quantile \(z_\alpha > z_{\alpha/2}\), ottenendo un limite superiore più ampio. Il risultato è \(\left(-\infty, \bar{X}_n + z_\alpha\,\sigma/\sqrt{n}\right]\). Simmetricamente, l’IC unilaterale inferiore è \(\left[\bar{X}_n - z_\alpha\,\sigma/\sqrt{n}, +\infty\right)\). L’opzione 2 usa \(z_{\alpha/2}\): confonde il quantile dell’IC bilaterale con quello unilaterale, producendo una copertura effettiva di \(1-\alpha/2\) invece di \(1-\alpha\). L’opzione 3 descrive l’IC unilaterale inferiore, non superiore: il limite finito è a sinistra, non a destra. L’opzione 4 confonde l’IC unilaterale con l’IC bilaterale a un livello diverso: pur avendo lo stesso valore numerico del limite, i due costrutti hanno interpretazioni e livelli di copertura diversi.

  • False
  • False
  • True
  • False

Si vuole stimare una proporzione \(\pi\) con un IC al \(95\%\) (\(z_{0.025} \approx 1.96\)) e un margine di errore massimo \(E\). Quale numerosità campionaria minima \(n\) garantisce questo obiettivo, nel caso più cautelativo (senza informazioni preliminari su \(\pi\))?

Il margine di errore dell’IC per \(\pi\) è \(E = z_{\alpha/2}\sqrt{\hat{\pi}(1-\hat{\pi})/n}\). Imponendo \(E \leq E_{\max}\) e risolvendo per \(n\): \[n \geq \frac{z_{\alpha/2}^2\,\hat{\pi}(1-\hat{\pi})}{E^2}.\] In assenza di informazioni preliminari su \(\pi\), si adotta l’approccio più cautelativo massimizzando \(\hat{\pi}(1-\hat{\pi})\): la funzione \(f(\pi) = \pi(1-\pi)\) raggiunge il massimo \(1/4\) in \(\pi = 0.5\). Sostituendo: \[n \geq \frac{z_{\alpha/2}^2}{4E^2} = \left(\frac{1.96}{2E}\right)^2.\] L’opzione 2 omette il fattore \(\hat{\pi}(1-\hat{\pi})\) nel numeratore, come se la varianza fosse sempre 1: sovrastima sistematicamente \(n\). L’opzione 3 usa \(\hat{\pi}(1-\hat{\pi})\) correttamente ma richiede una stima preliminare anche quando non è disponibile, senza indicare il valore cautelativo. L’opzione 4 usa il valore vero \(\pi\), che è ignoto e non può essere usato nella pianificazione.

  • False
  • False
  • False
  • True

Come si costruisce un intervallo di confidenza bootstrap al livello \((1-\alpha)\) per un parametro \(\theta\), e in cosa differisce dall’IC Monte Carlo?

L’IC bootstrap non richiede la conoscenza del DGP: si ricampiona con reimmissione dal campione osservato \((x_1,\ldots,x_n)\) per ottenere \(B\) campioni bootstrap, si calcola \(T_n^{*(b)}\) su ciascuno, e i quantili empirici \(\hat{q}_{\alpha/2}\) e \(\hat{q}_{1-\alpha/2}\) dei \(B\) valori forniscono gli estremi dell’IC. L’IC Monte Carlo segue la stessa logica dei quantili empirici, ma i campioni sono generati dal DGP ipotizzato (con parametro noto o fissato): richiede quindi la specifica del modello. Entrambi i metodi approssimano la distribuzione campionaria di \(T_n\) per via simulativa, ma differiscono nella fonte dei campioni. L’opzione 2 descrive il metodo bootstrap per la correzione della distorsione (BC bootstrap): è un raffinamento, non la procedura base. L’opzione 3 afferma che i due metodi sono identici: la differenza nella fonte dei campioni (osservato vs DGP) è sostanziale, non solo terminologica. L’opzione 4 inverte i ruoli: è il bootstrap a usare (opzionalmente) l’approssimazione normale, mentre sia il bootstrap che il Monte Carlo possono usare i quantili empirici.

  • False
  • True
  • False
  • False

Per la stima di \(\pi\) tramite IC al livello \((1-\alpha)\), esistono tre approcci principali. Quale delle seguenti affermazioni li descrive correttamente?

I tre metodi differiscono nella strategia con cui gestiscono l’incertezza su \(\pi\):

  • Approssimazione normale: sostituisce \(\pi\) con \(\hat{\pi}\) nell’errore standard e applica il TCL; accurato per \(n\) grande, ma può produrre estremi fuori da \([0,1]\) per \(\hat{\pi}\) vicino a 0 o 1.
  • Metodo di Wilson: inverte direttamente la disuguaglianza \(|(\hat{\pi}-\pi)/\sqrt{\pi(1-\pi)/n}| \leq z_{\alpha/2}\) rispetto a \(\pi\), ottenendo un’equazione di secondo grado in \(\pi\); l’IC risultante è asimmetrico e sempre contenuto in \([0,1]\), con migliori proprietà di copertura per \(n\) piccolo.
  • Metodo esatto (Clopper-Pearson): costruisce l’IC invertendo la distribuzione binomiale esatta, senza approssimazioni; è valido per qualsiasi \(n\) ma generalmente conservativo (copertura effettiva \(\geq 1-\alpha\)).

L’opzione 2 afferma che i tre metodi coincidono: producono IC diversi, soprattutto per \(n\) piccolo o \(\hat{\pi}\) estremi. L’opzione 3 inverte la relazione di conservatività: è il metodo esatto a essere più conservativo (IC più ampi), non Wilson. L’opzione 4 limita il metodo esatto al caso \(\pi=0.5\): la binomiale è definita per qualsiasi \(\pi \in (0,1)\).

  • True
  • False
  • False
  • False

La variabile casuale Beta con parametri \(a > 0\) e \(b > 0\), indicata con \(\text{Beta}(a, b)\), ha supporto \((0,1)\). Quale delle seguenti affermazioni descrive correttamente il suo legame con la distribuzione binomiale nel contesto dell’intervallo di confidenza esatto (Clopper-Pearson) per \(\pi\)?

Il legame tra la distribuzione Beta e quella binomiale è un risultato fondamentale dell’analisi bayesiana e della statistica delle ordini. Per il metodo esatto di Clopper-Pearson, il limite inferiore dell’IC è il valore di \(\pi\) tale che \(P(X \geq s) = \alpha/2\) con \(X \sim \text{Bin}(n,\pi)\): si può dimostrare che questo quantile coincide con il quantile \(\alpha/2\) di \(\text{Beta}(s, n-s+1)\). Simmetricamente, il limite superiore è il quantile \(1-\alpha/2\) di \(\text{Beta}(s+1, n-s)\). Questo permette di calcolare l’IC esatto usando la funzione di distribuzione della Beta, disponibile in tutti i software statistici, senza ricorrere a inversioni numeriche della binomiale. L’opzione 2 riporta parametri scorretti per la Beta: scambia l’incremento di 1 tra limite inferiore e superiore. L’opzione 3 confonde il legame Beta-binomiale con l’approssimazione normale alla binomiale: il limite della binomiale per \(n\to\infty\) è la distribuzione normale, non la Beta. L’opzione 4 limita il legame al caso simmetrico \(a=b\): il risultato vale per qualsiasi \(s\) e \(n\).

  • True
  • False
  • False
  • False

Quale delle seguenti affermazioni descrive correttamente la distinzione tra ipotesi nulla \(H_0\) e ipotesi alternativa \(H_1\), e tra ipotesi semplice e composta?

L’ipotesi nulla \(H_0\) rappresenta lo status quo o l’affermazione di default: viene mantenuta fino a quando i dati non forniscono evidenza sufficiente per rifiutarla. L’ipotesi alternativa \(H_1\) è l’affermazione che si “vuole dimostrare” o che si sospetta vera. La struttura del test è asimmetrica: si controlla il rischio di rifiutare \(H_0\) quando è vera (errore di I tipo), non il rischio opposto. Un’ipotesi è semplice se identifica un’unica distribuzione (es. \(\theta = \theta_0\)); è composta se individua una famiglia di distribuzioni (es. \(\theta > \theta_0\), che include infiniti valori del parametro). L’opzione 2 inverte i ruoli di \(H_0\) e \(H_1\), e confonde la semplicità con il numero di parametri. L’opzione 3 afferma l’intercambiabilità: i due ruoli non sono simmetrici, perché il test controlla \(\alpha = P(\text{rifiuto} \mid H_0)\), non \(P(\text{rifiuto} \mid H_1)\). L’opzione 4 associa rigidamente ipotesi semplice a bilaterale: un’ipotesi bilaterale \(\theta \neq \theta_0\) è composta (include tutti i valori \(\theta \neq \theta_0\)), mentre \(\theta = \theta_0\) è semplice ma non è “bilaterale” in senso tecnico.

  • False
  • True
  • False
  • False

Qual è la logica alla base di un test di ipotesi e quale ruolo svolge la statistica test?

Il test di ipotesi si basa sul ragionamento per assurdo: si assume \(H_0\) vera e si valuta quanto sono “estremi” i dati osservati sotto questa ipotesi. La statistica test \(T_n\) è scelta in modo da avere una distribuzione completamente nota sotto \(H_0\): questo permette di quantificare l’estremalità di \(t_n\). Se \(t_n\) cade nella regione critica (l’insieme dei valori molto improbabili sotto \(H_0\), con probabilità totale \(\alpha\)), si conclude che i dati sarebbero troppo rari se \(H_0\) fosse vera, e si rifiuta \(H_0\). L’opzione 2 descrive un test basato sulla distribuzione sotto \(H_1\): è concettualmente diverso (si avvicina alla logica della verosimiglianza), e il test classico non richiede la distribuzione sotto \(H_1\) per la regola di decisione. L’opzione 3 confronta direttamente la statistica con il valore del parametro: è una semplificazione errata che ignora la variabilità campionaria e la distribuzione di \(T_n\). L’opzione 4 descrive il p-value come probabilità a posteriori di \(H_0\): è un errore classico di interpretazione; il p-value è \(P(T_n \geq t_n \mid H_0)\), una probabilità sui dati dato il parametro, non sul parametro dati i dati.

  • True
  • False
  • False
  • False

Quale delle seguenti affermazioni descrive correttamente gli errori di I e II tipo in un test di ipotesi?

I due tipi di errore nascono dall’incertezza campionaria nella decisione binaria del test:

  • Errore di I tipo: rifiutare \(H_0\) quando \(H_0\) è vera. La sua probabilità è il livello di significatività \(\alpha\), fissato dal ricercatore prima di osservare i dati.
  • Errore di II tipo: non rifiutare \(H_0\) quando \(H_1\) è vera. La sua probabilità \(\beta\) dipende dal vero valore del parametro sotto \(H_1\), da \(n\) e da \(\alpha\).

I due errori sono in trade-off: a parità di \(n\), ridurre \(\alpha\) (rendere il test più severo) allarga la regione di non rifiuto e aumenta \(\beta\). Per ridurre entrambi occorre aumentare \(n\). L’opzione 2 inverte le definizioni dei due errori. L’opzione 3 afferma la simmetria delle probabilità: il test è asimmetrico per costruzione, poiché controlla \(\alpha\) ma non direttamente \(\beta\). L’opzione 4 scollega i due errori dal contesto della decisione: entrambi riguardano la decisione del test, non la stima.

  • False
  • False
  • False
  • True

Nella regola di decisione di un test di ipotesi, qual è il ruolo del livello di significatività \(\alpha\) e come si esprime operativamente la decisione?

Il livello di significatività \(\alpha\) (tipicamente \(0.01\), \(0.05\) o \(0.10\)) è scelto prima di osservare i dati e definisce la soglia di tolleranza per l’errore di I tipo: la regione critica è costruita in modo che \(P(T_n \in \text{RC} \mid H_0) = \alpha\). Operativamente, si rifiuta \(H_0\) se \(t_n\) cade nella regione critica, oppure — in modo equivalente — se il p-value \(= P(T_n \geq t_n \mid H_0)\) è inferiore ad \(\alpha\). I livelli convenzionali \(0.01\), \(0.05\), \(0.10\) corrispondono a gradi crescenti di tolleranza per l’errore di I tipo. L’opzione 2 interpreta \(\alpha\) come probabilità a posteriori di \(H_0\): è il classico errore di confusione tra p-value e probabilità dell’ipotesi. L’opzione 3 confonde l’errore di I tipo con il II tipo. L’opzione 4 descrive il p-value come se fosse fissato dai dati al posto di \(\alpha\): è vero che il p-value dipende dai dati, ma il confronto avviene con \(\alpha\), che è fissato a priori.

  • False
  • False
  • True
  • False

Per un campione i.i.d. da \(\mathcal{N}(\mu, \sigma^2)\) con \(\sigma^2\) nota, si vuole testare \(H_0\colon \mu = \mu_0\) contro \(H_1\colon \mu \neq \mu_0\) al livello \(\alpha\). Qual è la statistica test, la sua distribuzione sotto \(H_0\) e la regola di decisione corretta?

La statistica test per \(H_0\colon \mu = \mu_0\) con varianza nota è lo z-test: \[Z_n = \frac{\bar{X}_n - \mu_0}{\sigma/\sqrt{n}} \sim \mathcal{N}(0,1) \quad \text{sotto } H_0.\] Per il test bilaterale \(H_1\colon \mu \neq \mu_0\), si rifiuta \(H_0\) se il valore osservato è estremo in entrambe le code: \(|Z_n| > z_{\alpha/2}\), ovvero \(Z_n > z_{\alpha/2}\) oppure \(Z_n < -z_{\alpha/2}\). La regione critica ha probabilità totale \(\alpha\) sotto \(H_0\) (\(\alpha/2\) per coda). L’opzione 2 usa \(z_\alpha\) invece di \(z_{\alpha/2}\): è la regola corretta per il test unilaterale \(H_1\colon \mu > \mu_0\), non per quello bilaterale. L’opzione 3 rifiuta per \(Z_n > z_{\alpha/2}\) oppure \(Z_n < 0\): la seconda condizione (\(Z_n < 0\)) non delimita una regione critica simmetrica e produrrebbe un livello effettivo superiore ad \(\alpha\). L’opzione 4 usa \(S_n\) invece di \(\sigma\) al denominatore: quando \(\sigma^2\) è nota si usa il suo valore esatto, non la stima campionaria.

  • False
  • False
  • True
  • False

Per il test z sulla media \(H_0\colon \mu = \mu_0\) vs \(H_1\colon \mu > \mu_0\) con \(\sigma\) nota, come si definisce la potenza del test e da cosa dipende?

La potenza di un test misura la sua capacità di rilevare un effetto reale: è la probabilità di rifiutare \(H_0\) quando \(H_1\) è vera, cioè \(1-\beta\). Per il test z unilaterale con \(\mu_1 > \mu_0\): \[\text{Potenza}(\mu_1) = P\!\left(Z_n > z_\alpha \mid \mu = \mu_1\right) = 1 - \Phi\!\left(z_\alpha - \frac{(\mu_1-\mu_0)\sqrt{n}}{\sigma}\right).\] La potenza cresce al crescere di \(|\mu_1 - \mu_0|\) (effetto più grande), di \(n\) (più informazione) e al diminuire di \(\sigma\) (meno rumore). Aumentare \(\alpha\) sposta la soglia \(z_\alpha\) verso sinistra, aumentando la potenza ma al costo di un maggiore errore di I tipo: è il trade-off fondamentale del test. L’opzione 2 confonde potenza e \(\beta\): \(\beta\) è la probabilità dell’errore di II tipo, la potenza è il suo complemento \(1-\beta\). L’opzione 3 confonde la potenza con \(1-\alpha\) (la copertura dell’IC bilaterale): la potenza dipende dal vero valore di \(\mu\) sotto \(H_1\), non solo da \(\alpha\). L’opzione 4 descrive il livello del test \(\alpha = P(\text{rifiuto} \mid H_0)\), non la potenza.

  • False
  • True
  • False
  • False

Si vuole testare \(H_0\colon \mu = \mu_0\) contro \(H_1\colon \mu \neq \mu_0\) con \(\sigma^2\) incognita. Come cambia la procedura a seconda che il DGP sia normale o non normale?

Quando \(\sigma^2\) è incognita si usa la statistica \(T_n = (\bar{X}_n - \mu_0)/(S_n/\sqrt{n})\), il cui comportamento dipende dal DGP:

  • DGP normale: \(T_n \sim t(n-1)\) esattamente sotto \(H_0\), per qualsiasi \(n\); si usano i quantili della \(t(n-1)\).
  • DGP non normale: \(T_n\) non ha distribuzione esatta \(t\), ma per \(n\) grande il TCL garantisce \(T_n \stackrel{a}{\sim} \mathcal{N}(0,1)\) sotto \(H_0\); si usano i quantili normali e il test è asintoticamente valido.

L’opzione 2 afferma che per DGP normale si usa la \(\mathcal{N}(0,1)\): è errata, la distribuzione esatta con \(\sigma^2\) incognita è la \(t(n-1)\), più pesante sulle code. L’opzione 3 afferma che è indifferente usare \(t(n-1)\) o \(\mathcal{N}(0,1)\): per \(n\) piccolo la differenza è rilevante (la \(t\) ha code più pesanti) e influenza il livello effettivo del test. L’opzione 4 richiede una trasformazione dei dati per i DGP non normali: non è necessaria, il TCL garantisce la validità asintotica senza trasformazioni.

  • False
  • False
  • True
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Quale delle seguenti affermazioni descrive correttamente il p-value e il suo utilizzo nella verifica di ipotesi?

Il p-value si definisce come: \[p = P(T_n \geq t_n^{\text{obs}} \mid H_0),\] ossia la probabilità — sotto \(H_0\) — di ottenere un valore della statistica test almeno tanto estremo quanto quello osservato. È una misura di compatibilità tra i dati e \(H_0\): un p-value piccolo indica che i dati sarebbero rari se \(H_0\) fosse vera. La regola di decisione è: si rifiuta \(H_0\) al livello \(\alpha\) se e solo se \(p < \alpha\). Questo è equivalente a confrontare \(t_n^{\text{obs}}\) con la regione critica. L’opzione 2 è l’errore di interpretazione più diffuso: il p-value è una probabilità sui dati dato il parametro (\(P(\text{dati} \mid H_0)\)), non una probabilità sul parametro dati i dati (\(P(H_0 \mid \text{dati})\)); quest’ultima è una probabilità bayesiana. L’opzione 3 confonde il p-value con \(\alpha\): \(\alpha\) è fissato prima di osservare i dati, il p-value dipende dai dati osservati e varia da campione a campione. L’opzione 4 confonde significatività statistica e rilevanza pratica: con \(n\) molto grande anche differenze minime producono p-value piccoli, senza che la differenza sia sostanzialmente rilevante.

  • True
  • False
  • False
  • False